The Palace

 

 

Regia: Roman Polański
Sceneggiatura: Ewa Piaskowska, Roman Polanski, Jerzy Skolimowski
Fotografia: Paweł Edelman
Montaggio: Hervé de Luze
Musica: Alexandre Desplat
Scenografia: Tonino Zera
Costumi: Carlo Poggioli

Interpreti: Oliver Masucci (Hansueli), Fanny Ardant (Constance Rose Marie de La Valle), John Cleese (Arthur William Dallas III), Bronwyn James (Magnolia), Joaquim de Almeida (dott. Lima), Luca Barbareschi (Bongo), Milan Peschel (Caspar Tell), Fortunato Cerlino (Tonino), Teco Celio (Chef), Mickey Rourke (Bill Crush), Aleksandr Petrov (Anton), Sydne Rome (Mrs. Robinson), Davide Gagliardi (Luigi - Il barman).

Produzione: Èliseo Entertainment, Rai Cinema, Cab Productions, Lucky Bob, Roman Polański Productions
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 100’
Origine: Italia, Svizzera, Polonia, Francia, 2023

 

Il regista
Regista, sceneggiatore e attore polacco, di famiglia ebrea, naturalizzato francese (n. Parigi 1933). La sua produzione cinematografica appare dominata da ossessioni: la circolarità e il ritorno, l'acqua, la claustrofobia, il delirio e l'allucinazione sono temi ricorrenti, che conferiscono alle sue opere una fisionomia d'autore mai venuta meno, coniugata con storie e ambientazioni disparate e segnata da una consolidata celebrità internazionale. I suoi film hanno ottenuto premi e riconoscimenti sia in Europa sia negli Stati Uniti: Cul-de-sac (1966) ha ricevuto l'Orso d'oro al Festival di Berlino e il premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia; The pianist (2002) ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes e nel 2003 l'Oscar per la regia. Del 2019 è invece il pluripremiato L'ufficiale e la spia.

Sinossi
Il Palace Hotel, è un albergo di gran lusso situato all'interno di un castello degli inizi del Novecento immerso nelle montagne svizzere. La struttura ricorda un luogo fiabesco completamente ricoperto dalla neve. Per il Capodanno 2000, l’hotel si prepara ad accogliere ospiti ricchi ed eccentrici che si aspettano di trascorrere il veglione più straordinario della loro vita. Un passaggio al nuovo millennio indimenticabile. Ad assicurare queste altissime aspettative ci sono Hansueli, dirigente dell’albergo, e il suo nutrito staff di camerieri, facchini, cuochi e receptionist. Tutto viene curato e preparato nel dettaglio e con minuzia, ogni richiesta e vizio degli illustri ospiti deve essere soddisfatto alla perfezione. Ma l’assurdità e l’imprevedibile degrado che raggiungeranno la festa e i suoi partecipanti, sono fattori del tutto imprevedibili…

La critica
“Se qualcosa sembra questo film di Polanski è quindi un aggiornamento delle vecchie commedie nel segno dei film di Ruben Ostlund come The Square o Triangle of Sadness, la quintessenza delle commedie d’autore contemporanee. A scanso di equivoci: Polanski non vuole giocare nel terreno di Ostlund, non vuole qualcosa di realmente sofisticato, semmai vuole aggiornare l’umorismo guardando a quello lì, vuole divertirsi un po’ con un film estremamente leggero che rida di ciò che, evidentemente, fa ridere anche lui. E per una gran parte di The Palace ci riesce, come quando dà una spallata all’attualità, mostrando il discorso di insediamento che proprio in quel giorno, il 31 dicembre del 1999, pronunciò Vladimir Putin introdotto da Boris Yeltsin. Sono le immagini reali e solo per la maniera in cui sono posizionate nel film (e per come parlano dell’oggi) fanno ridere. Al netto di una fattura che sconta budget non stellari (alcuni momenti dell’hotel visto da fuori, costruito in computer grafica, gridano vendetta), il lavoro sugli attori e su un umorismo decisamente popolare nelle trovate ma molto sofisticato nell’esecuzione, è di primo livello. The Palace aggiunge infatti alla commedia viennese classica una fortissima critica sociale. Quel genere nasceva per far ridere le élite di se stesse, con garbo, era fatto di personaggi sofisticati e amori cortesi tra classici servitori sciocchi o nobiluomini scemi. Era un genere di parola che al cinema è stato reso alla perfezione da Ernst Lubitsch. Ora, quasi 90 anni dopo quelle commedie, Polanski non ride dei ricchi con i ricchi e per i ricchi; ride dei ricchi per chi ricco non è. Li ritrae come mostri della chirurgia con corpi che non fanno che tradirli.”.
(Gabriele Niola, in wired.it, settembre 2023)

“Ora, alla soglia dei novant'anni, Roman Polanski è riuscito a realizzare il desiderio e a prendersi una vacanza cinematografica. È come se gli fosse tornata la voglia di far riemergere quel Roman che ironizzava sul cinema di genere in Per favore non mordermi sul collo o che faceva agire una giovanissima Sydne Rome (che in The Palace accetta un ruolo autoironico) nel divertente e divertito Che?. Poi quel regista, allora quarantenne, era tornato a fare un cinema di grande qualità ma lontano dalla commedia (a meno che non avesse in sé i semi del dramma come in Carnage). Polanski deve essersi detto una sorta di 'ora o mai più' non certo per l'avanzare degli anni ma per quella libertà che un regista del suo calibro può decidere di prendersi al momento giusto. Ovviamente il suo è uno sguardo internazionale che trae origine da un'osservazione acuta e minuziosa di una fauna di ricchi e arricchiti che ha conosciuto e studiato da vicino nei suoi numerosi soggiorni a Gstaad. Internazionale, si diceva, perché per uno spettatore italiano la memoria non può non andare agli ipercitati e stigmatizzati cinepanettoni nostrani. Si capisce benissimo quanto Polanski si sia divertito a gestire le sue innumerevoli marionette muovendone i fili all'interno di una, per lui, inusuale location (il vero hotel e non un set cinematografico, con tutte le complicazioni di ripresa comprese nella scelta) non perdendone di vista nessuna come faceva il suo collega Robert Altman”.
(Giancarlo Zappoli, in mymovies.it, settembre 2023)

“Roman Polanski, che lo scorso agosto ha compiuto 90 anni, ha definito The Palace come ‘una commedia un po' brusca e sarcastica, severa nei confronti dei personaggi del film, ma non priva di un tocco di indulgenza e simpatia’. Il regista non era presente a Venezia perché, dopo la condanna negli Usa per rapporti sessuali extraconiugali con una minorenne negli anni Settanta, non può entrare in Paesi in cui rischia l’estradizione. Vive per la maggior parte del tempo in Svizzera, a Gstaad. ‘Per quasi mezzo secolo – ha raccontato – ho frequentato un luogo in Svizzera dove si trova un hotel di lusso, noto come Gstaad Palace. Ho osservato la vita di questo albergo, dove soggiorna un’élite estremamente ricca e poliglotta attorno alla quale si muove il proletariato dell’hotel. Questi due mondi sono, a loro modo, esilaranti, a volte persino grotteschi. Tutto li separa, a partire dalle opinioni politiche. Li unisce solo la figura del direttore dell’albergo, che si prende cura di tutti e cerca di accontentare tutti’. L’idea di girare un film gli è venuta proprio la notte di San Silvestro. ‘Una volta - ha svelato Polanski - sono stato invitato a trascorrere il Capodanno in questo hotel. Era la vigilia dell’anno 2000, nel bel mezzo del panico generale causato dalle voci sul Millennium bug che avrebbe dovuto portare alla fine del mondo dei computer. Ho visto in pieno il carosello assurdo che si agitava. L’idea di fare un film su questo mondo esotico mi è venuta immediatamente. Per varie ragioni, ho rimandato questo progetto per anni. Ora, per il mio 90esimo compleanno, mi sono detto che potevo concedermelo e che non si sarebbe presentata un’occasione migliore’.”
(https://tg24.sky.it/)

(scheda a cura di Guido Levi)



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