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Scheda critica del film:

  

3 Manifesti a Ebbing, Missouri

(Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

Il Regista

Autore anglo-irlandese nato il 26 Marzo 1970 a Londra; figlio di un muratore e di una casalinga, non riceve una vera e propria educazione formale ma le commedie che scrive dal 1994 ad oggi fanno di lui uno dei più acclamati autori della sua generazione.
Quasi tutte le sue opere sono ambientate in Irlanda e McDonagh attinge a piene mani a quelli che sono la lingua e la cultura di quel luogo. La sua prima opera è stata The Beauty Queen of Leenane, messa in scena al Druid Theatre di Galway (Irlanda) nel febbraio del 1996, che è stata anche la sua prima opera ad apparire a Broadway (Walter Kerr Theatre); McDonagh nel 2005 ha scritto e diretto anche un cortometraggio Six Shooter e un film con Brendan Gleeson e Colin Farrell, In Bruges, che è stato candidato agli Oscar 2009 come migliore sceneggiatura originale. Del 2018 è il suo Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri): il film ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Venezia, il premio del pubblico al San Sebastián International Film Festival 2017 e al Toronto Film Festival 2017, e ha vinto ai Golden Globes.

La storia che ho voluto raccontare è quella di due persone che sono entrambe, in certa misura, nella parte giusta. Mi è sembrato interessante indagare su ciò che accade quando la vita ci mette di fronte a situazioni senza speranza, ma che ci invitano ancora a sperareMartin McDonagh

Una dark comedy
Il film è una dark comedy sanguinolenta e arrabbiata, larger than life ma sottile, sapida e urticante, non bigotta e non scontata. La correttezza politica è il primo dei cadaveri, ma a cadere sono anche stereotipi e titubanze del genere di riferimento: nonostante la stilizzazione, qui si fa sul serio, e basterà la lettera di Willoughbly per farvi venire la pelle d’oca.
Genere d’autore, verrebbe da dire, in cui McDonagh ritrova e perfeziona se stesso: il controllo è totale, ma le battute così ficcanti ed esplosive da parere improvvisate. E che dire di Frances, Woody, Sam e gli altri attori? Sublimi, da farci una cura Ludovico Van per tanti loro “colleghi”.
Da lustri la dark-comedy dell’America profonda non brillava così fragorosa nell’oscurità: sui quei tre cartelloni la pubblicità è progresso.
(Cinematografo.it, 9 gennaio 2018)

Sceneggiatura e interpreti
McDonagh ci dimostra due punti importanti, per fare un ottimo film occorrono una sceneggiatura degna di tale nome e soprattutto grandi interpreti. Questo perché sono gli aspetti che emergono con prepotenza dopo la visione del film drammatico in questione. La cittadina fa da sfondo in una comunità dove ogni personaggio appare indurito dal tempo e dalla vita. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri parla di perdita, di lutto, della non accettazione del fatto, di come il dolore spinge alla ribellione. Una ribellione che se condotta in modo sbagliato, porta inevitabilmente alla violenza. Ed è qui che si tocca il cuore del film; la violenza che cerca di risolvere questioni, fallendo in modo misero. Inoltre, viene analizzata anche la situazione a casa di Mildred, il suo ex marito violento e il suo secondo figlio che cerca in qualche modo di aiutare sua madre, non riuscendoci affatto. Questo perché Mildred vuole qualcosa che non si può ottenere: sua figlia.Ebbing rappresenta una realtà che Mildred non è più disposta ad accettare, e con i suoi mezzi cerca di cambiare qualcosa. Un gesto così impulsivo che cambierà le vite di alcuni personaggi.
(Da Francesca Moretti - 12 Gennaio 2018, lascimmiapensa.it)

Dramma e commedia nera
A Ebbing, città immaginaria che rappresenta tutte le località che lo spettatore vorrà vederci, Mildred Hayes,  vuole sempre dominare, quasi fosse posseduta da un demone. Come se secoli di frustrazione e oppressione maschile sulla donna la portino a eccedere, a essere perfino spietata, anche se il film mette altrettanto in luce quante ragioni abbia di esserlo.
Il tono del film, in bilico tra dramma e commedia nera, non perde mai finezza, sfumature e intensità. McDonagh, conosciuto per i suoi provocatori lavori teatrali, lancia la sfida di un cinema umanistico, senza retorica, in un paese dove la cinematografia anche d’autore forse si compiace troppo nel ritrarre un’America solo cinica e nera, priva di ideali e generosità.
Il grottesco trova un equilibrio perfetto con la sottile linea surreale, irreale e poetica del film. La struttura per certi versi teatrale (la ripetizione costante dei tre pannelli pubblicitari, quasi da meccanismo iterativo da strip a fumetti, le scenette nella stazione di polizia) regge perfettamente la dimensione più filmica, lasciando affiorare momenti eterei che sono ottimo e puro cinema, di cui la sequenza con Mildred Hayes e l’apparizione del cerbiatto resta l’esempio forse migliore.
Soprattutto Tre manifesti sembra condannare la presunta immutabilità delle persone e delle situazioni, a cominciare da lei, la protagonista caparbia e dal volto fisso, fino ai personaggi dei poliziotti. Su questi vogliamo lasciare la sorpresa limitandoci ad accennare che Woody Harrelson (celebre e memorabile interprete di Mickey in Natural born killers – Assassini nati di Oliver Stone) pratica un’inversione radicale rispetto alla gran parte dei personaggi che ha interpretato, seguendo in questo un segreto percorso cinematografico comune a tante star di Hollywood.
Tutto è reversibile, nulla e nessuno è condannato per sempre all’inferno-purgatorio dell’eterna palude. Quasi panteisticamente siamo un tutt’uno, un unicum, sembra dire il film nelle sue pieghe più nascoste (ancora la sequenza del cerbiatto che ha pure un’ambiguità: illusione o utopia?).
Ma ci vuole una presa di coscienza per un riflusso in positivo. La parola riflusso – che dà il nome alla cittadina del titolo, Ebbing – non per nulla è stata usata negli anni ottanta per indicare lo spostamento regressivo verso il disimpegno e la superficialità dopo i decenni del secondo dopoguerra segnati da una tensione costante verso l’impegno e gli ideali progressisti.
In questo caso è invece sinonimo di rinnovato movimento, di uscita da idee stagnanti diventate quasi fissazioni ossessive, causa di infelicità e di comportamenti spesso gravi quanto grotteschi. Anche qui il film, polivalente, lascia spazio a un’ambiguità giocata sui diversi significati della parola.
(Francesco Boille, internazionale.it)

Violenza e tenerezza
Ebbing è un concentrato di violenza, dove la violenza innesca nuova violenza, sempre più grave e corrosiva.  Ma è in questa valanga di odio che spunta la scintilla che tutto svela: "La rabbia genera altra rabbia". Già. "L'odio non ha mai risolto niente". Vero. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri inizia con la rabbia, la percorre nelle sue più oscure derive e reazioni, ma finisce con una luce di perdono. Eccolo lì il messaggio.
Nell'affresco di questa America di provincia intollerante, McDonagh riesce però a scovare la sua anima più calda. "Il segreto del film è cercare un grano di umanità in ciascuno di noi", aveva detto il regista sceneggiatore a Venezia. Di fianco ad atti di violenza quasi inguardabili, ecco che sbucano inaspettate stille di sincera tenerezza. Alla rabbia fa da contraltare l'amore. 
(Simona Santoni, panorama.it)

scheda tecnica a cura di Marianna Maierù

 



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