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Scheda critica del film:

    

La Favorita

(The Favourite)

Il Regista

Nato a Pangrati, Atene, nel 1973, vi studia regia cinematografica e televisiva presso la Stavrakos Film School. Durante gli anni novanta dirige una serie di video per compagnie greche di danza teatrale, mentre, a partire dal 1995, dirige un gran numero di spot televisivi, oltre a video musicali, cortometraggi e spettacoli teatrali sperimentali. Nel 2004 è uno dei membri del team creativo che ha curato le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi della XXVIII Olimpiade ad Atene.
Esordisce alla regia di un lungometraggio nel 2001 conO kalyteros mou filos, di cui condivide la regia col suo mentore Lakis Lazopoulos. Successivamente, dirige da solo il film sperimentale Kinetta, presentato nel 2005 al Toronto International Film Festival.Raggiunge il successo internazionale nel 2009 col suo terzo lungometraggio, Kynodontas, presentato al 62º Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Il film ottiene infatti diversi premi e riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui una candidatura come miglior film straniero ai premi Oscar 2011. Sempre nel 2011, presenta alla 68ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il suo quarto lungometraggio, Alps, venendo insignito del premio per la miglior sceneggiatura.
Nel 2015 dirige Colin Farrell nel suo primo film in lingua inglese, The Lobster, per cui vince il Premio della giuria al Festival di Cannes. Ai premi Oscar 2017, Lanthimos ottiene una candidatura per la miglior sceneggiatura originale per The Lobster. Lo stesso anno torna a dirigere Farrell ne Il sacrificio del cervo sacro, che vince il premio per la miglior sceneggiatura a Cannes. Nel 2018, durante la Mostra di Venezia, ha presentato il suo ultimo lavoro La favorita, vincendo il Gran Premio della Giuria. Il film ha ottenuto il maggior numero di nomination ai premi Oscar 2018, dieci, tra cui Miglior film e Miglior regia.

Potere e sopravvivenza
La Favorita è calato in un contesto storico e politico ben preciso, e racconta senza troppe esagerazioni la condizione femminile come un percorso a ostacoli all'interno di un mondo patriarcale che lascia alle donne pochissimi spazi di manovra, e ancor minori difese. L'unica donna che conta, qui, è la regina, ma questo non la sottrae alle logiche del potere declinato al maschile, che si esprime al grado zero con l'ennesima guerra. Anna è una bambina mai cresciuta (e impossibilitata a veder crescere i suoi numerosi figli) capace di improvvise gentilezze e di altrettanto imprevedibile ferocia. Una creatura sola e malata al crocevia degli interessi degli altri, mascherati da ossequio o da affetto. Ma al contrario di ogni altro cittadino inglese, la regina può dire: "Si fa così perché lo dico io" - il che è il sogno di ogni bambino viziato, oltre che la più elementare espressione del potere assoluto. Per questo l'ironia che colora tutta la narrazione è maliziosa e puerile, incline al dispetto più̀ ancora che al sopruso, e solleva (finalmente) la narrazione dal registro plumbeo di molto Lanthimos precedente. La cinepresa del regista (e del suo direttore della fotografia, l'irlandese Robbie Ryan, già "occhio" di Andrea Arnold) crea spazi compressi e claustrofobici, microcosmi autoreferenziali schiacciati da un 'fish eye' che stritola gli esseri umani in una morsa fatale. All'interno delle sue inquadrature le tre attrici protagoniste - Olivia Coleman nei panni della regina, in grado di fingere un'emiparesi senza perdere i tempi comici e drammatici, Rachel Weisz in quelli di Lady Sarah ed Emma Stone nel ruolo di Abigail - fanno a gara a superarsi in bravura, ognuna alzando l'asticella recitativa a mano a mano che nei loro personaggi aumenta il livello di perfidia e la capacità di inventarsi strategie di dominio sempre più perverse.
(Paola Casella, mymovies.it)

Giochi di ruolo
Ci voleva l’Inghilterra del XVIII secolo per ritrovare Yorgos Lanthimos. Al terzo tentativo con un film in lingua anglosassone il regista greco fa finalmente centro… Stavolta, invece, Lanthimos riesce a farsi in qualche modo da parte (mai del tutto, per carità, e quell’abuso di grandangoli e ralenti è lì a dimostrarlo), lasciando che la storia e le sue tre incredibili protagoniste prendano il sopravvento su ogni cosa. Sostenuto da una sceneggiatura al limite della perfezione firmata da Deborah Davis e Tony McNamara, il film – il primo che Lanthimos dirige senza averne firmato lo script – è un irresistibile affresco degli intrighi di corte dal punto di vista tutto femminile. Abituati ad entrare (cinematograficamente) in questi ambienti sempre in punta di piedi, ci ritroviamo invece al cospetto di una sovrana volubile e seminferma per causa della gotta, affettuosa con i suoi 17 coniglietti (tanti quanti i figli nati morti o persi prima del parto) e disperatamente in cerca di affetto. Olivia Colman – che i più attenti già avranno avuto modo di conoscere (e amare) nella serie Broadchurch – veste i panni di una regina in attesa di rivederla nella terza stagione di The Crown. Ma tra Elisabetta e Anna, almeno la caratterizzazione non lascerebbe spazio a eventuali dubbi, c’è un abisso: l’attrice riesce ad attraversarlo senza problema alcuno, concedendosi ad una prova capace di suscitare ilarità e disgusto, tenerezza e rabbia. […] Ecco, The Favourite è l’apoteosi del gioco di ruolo (che Lanthimos aveva già saputo raccontare, ovviamente in altri termini, in quel mezzo capolavoro che era Alps), la pugnalata alle spalle dopo il sorriso cordiale, la caduta in una pozza di fango letamato quale trampolino per ritrovarsi poi tra le lenzuola della figura più potente dell’intera Gran Bretagna. Tutto sommato, ci dicono Lanthimos e il suo film, stiamo osservando una storia ambientata oltre 300 anni fa, ma a parte i costumi e l’assenza di qualche ritrovato dettato dal progresso (l’elettricità, l’acqua corrente, lo smartphone) quello che accade tra le donne e gli uomini, di potere e non, è rimasto immutato.
È solamente una messa in scena continua per accaparrarsi il gradino più alto di una scala che ti tiene separato dal guado. A meno che, hai visto mai, non faccia la sua comparsa qualcosa di simile al sentimento. Che poi, anche lì, si troverà il modo di sopprimerne la portata catastrofica.
(Valerio Sammarco, Cinematografo.it)

Attraverso le epoche
La favorita del regista greco Yorgos Lanthimos arriva nelle sale dopo il successo a Venezia e ai Golden Globe (Coppa Volpi e miglior attrice a Olivia Colman), è il favorito dei Bafta e si prepara alla notte degli Oscar (le nomination si sapranno martedì). Comunque vada un ottimo risultato per un film in costume che racconta le eccentricità di una corte, quella della Regina Anna (1702-1714), strette nel gioco di potere che si combatte tra Lady Sarah (Rachel Weisz) e Lady Abigail (Emma Stone) per il ruolo di favorita. Il tutto ambientato in un mondo sopra le righe, dove la corsa delle aragoste e delle anatre o il lancio di arance contro un cortigiano vestito soltanto di una parrucca sono diversivi necessari perché - come dice Lady Sarah - "una signora ogni tanto vuole divertirsi". Dice Lanthimos: ”Cè il tema del potere, della sopravvivenza ma quello che mi è veramente piaciuto di questa storia è il fatto che si poteva parlare di questi temi concentrandosi su pochi essere umani. Tenendo l'attenzione fissa su queste tre donne siamo riusciti indirettamente a dire molto sul nostro tempo e su come sentimenti, sensazioni personali abbiano una ripercussione su migliaia di altre persone. Trovo che sia piuttosto sconcertante rendersi conto delle somiglianze che ci sono. Parliamo di una storia che è accaduta molti anni fa eppure sebbene non ci sia più gli arazzi alle pareti, beh in alcuni posti esistono ancora…, molto di quello che accadeva allora accade ancora. Le persone in posizione di potere, oggi come allora, rispondono alle loro regole, diverse rispetto al resto del mondo, in questo c'è la dimensione contemporanea del film”. (Chiara Ugolini, “La Repubblica”, 21 gennaio 2019)

scheda tecnica a cura di Mathias Balbi

 



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