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Scheda critica del film:

    

La donna elettrica

(Kona fer í stríð )

Il Regista

Benedikt Erlingsson è nato a Reykjavik  il 31 Maggio 1969. Considerato uno dei maggiori uomini di spettacolo islandesi, nella sua carriera ha lavorato per il teatro, la televisione e il cinema riscuotendo in ogni campo un grande successo. Formatosi come attore inizia a calcare le scene giovanissimo e manterrà con il teatro un rapporto privilegiato: i suoi monologhi in particolare sono celebri a tal punto che rimangono in cartellone per anni. Negli anni 2000 comincia a lavorare per alcune serie televisive, poi per il cinema (recitando tra gli altri ne Il grande capo di Lars von Trier) e già nel 2007 passa dietro la cinepresa dirigendo il suo primo cortometraggio, Thanks, a cui segue Naglinn (2008). L’esordio nel lungometraggio avviene nel 2013 con Storie di cavalli e di uomini, che ottiene oltre 20 premi nei festival internazionali e lo consacra come autore di punta del cinema europeo. La donna elettrica, sua opera seconda, viene presentata in anteprima alla Semaine de la critique a Cannes, dove ottiene grandi consensi e il premio SACD (Société des Auteurs e Compositeurs Dramatiques). Il film, come già il precedente, è il candidato islandese agli Oscar.

Il regista sui diritti della Natura
[…]  I “diritti della Natura” dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei “diritti umani”. I diritti della Natura dovrebbero essere protetti con forza in ogni costituzione e difesi da leggi internazionali. Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere, una necessità che va al di là dei bisogni dell’uomo e del nostro sistema economico. A volte succede invece che lo stesso Stato, che nei paesi democratici si dà per scontato che sia uno strumento creato dal popolo per il popolo, possa essere facilmente manipolato da interessi particolari contro il bene comune. (dal pressbook)

Una fiaba?
Non penso mai al genere di un film durante il processo creativo, sia in fase di scrittura che di riprese. Il genere è qualcosa su cui ragionare dopo il “parto”: per capirsi, non pensi a che tipo di essere umano sarà tuo figlio mentre lo stai facendo (o almeno, io non lo faccio…). Diverse persone hanno definito La donna elettrica una commedia, un dramma o addirittura un eco-thriller…! Insieme allo sceneggiatore Ólafur Egill Egilsson, volendo a tutti i costi trovare una definizione del film, siamo stati d’accordo nel considerarlo piuttosto una fiaba. È una parola molto seducente e anche d’aiuto quando si costruisce una storia..
(Benedikt Erlingsson, dal pressbbok)

La critica
[Halla] vuole preservare il paesaggio arcaico dagli orridi piloni, vuole, togliendo la corrente, impedire un intervento di sfruttamento da parte della Cina [...] La donna elettrica è uno dei pochi film in cui l'amore come si intende normalmente sullo schermo. Ci si guarda negli occhi, ci si bacia, si intrecciano le cosce nude e altro, non c'è, non è desiderato né rimpianto. Invece per Hanna, oltre all'amore più di quei luoghi arcaici e intoccati che della cosiddetta patria, ce n'è un altro, programmato anni prima e poi dimenticato: un'idea di maternità salvifica, un bambino da adottare.
Natalia Aspesi Repubblica

Una guerrigliera fai da te e una piccola eroina bambina che resta sullo sfondo, fino alla fine. Woman at parla di eroismo femminile attraverso la formula curiosa di un action movie fai da te che conferma il talento originale e bizzarro di Benedikt Erlingsson, già apprezzato con l'esordio Of Horses and Men del 2014. Qui Erlingsson racconta di Halla, un'insegnante di musica nella quale si nasconde una bio-terrorista che fa saltare centrali elettriche e fabbriche. [...]
 Emanuele Rauco, La Rivista del Cinematografo

Ma il fascino di “La donna elettrica” (in originale “La donna in guerra”) sta soprattutto nella sua messa in scena, punteggiata dalla ricorrente apparizione, con funzione insieme estraniante e di commento, di una orchestrina musicale e da un trio di ragazze canterine. Certo, quello di Erlingsson resta un piccolo film; realizzato però con molta delicatezza e sensibilità dal regista islandese […], il quale dà il meglio di sé nella descrizione dello spazio e nel rapporto drammatico tra la protagonista e il paesaggio
Aldo Viganò, FilmDoc

La donna elettrica si inserisce di diritto nel filone del cinema ambientalista contemporaneo. È un First Reformed più semplice, confortevole e scanzonato; è un Troppa grazia più movimentato e dinamico. Un messaggio di speranza più che di cinica disillusione. Un manifesto di lotta ironico ma concreto, che non crolla mai in una scontata retorica. Allo stesso tempo, però, non manca di prendere atto della tragica condizione del mondo. Forse molte cose non si potranno cambiare e le strade allagate potranno sembrare problemi senza via d’uscita, ma una donna, o meglio, una madre una soluzione può trovarla.
Cineforum

Avere un'opinione forte, un'idea o un ideale da seguire è una delle più forti attrattive della forza di volontà di una persona. Ti porta a rischiare la vita, a metterti contro i più potenti, in una battaglia continua che rischia di prevaricare, a livello d'importanza, la tua vita personale. In una sorta di metamorfosi, tutto il resto rischia di non avere più senso, di essere solo una copertura. La donna elettrica (Woman at War), l'ultimo film di Benedikt Erlingsson, racconta la storia di una donna di quarant'anni, sola e incredibilmente forte.[...]
Francesca Pasculli,  Sentieri Selvaggi

Da anni ha deciso di interessarsi quasi esclusivamente di questo argomento, convinto che i diritti della Natura dovrebbero essere considerati di pari importanza che quelli dell’uomo. La sua protagonista si mostra coraggiosa contro le forti istituzioni e proprio come una guerriera, lotta da sola contro ciò che tutti ritengono a parole ingiusto ma che nessuno realmente contrasta. Il film è una commedia in cui la politica si coniuga con l’ecologia, ma è anche un thriller che coinvolge nel suo sviluppo spesso non convenzionale. Ci si diverte ma, nello stesso tempo, non mancano le occasioni per pensare e tentare di capire che il problema dell’inquinamento, del mancato rispetto dell’ecosistema è sempre più di vitale importanza. Anticonvenzionale e particolarmente interessante il singolare utilizzo della colonna sonora che mescola in un mix davvero bello i musicisti con gli attori.
(Furio Fossati, Cinemaeteatro)

scheda tecnica a cura di Ombretta Arvigo

 



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