La chimera

 

Regia: Alice Rohrwacher
Sceneggiatura: Alice Rohrwacher, Marco Pettenello, Carmela Covino

Interpreti e Personaggi: Josh O’Connor (Arthur); Isabella Rossellini: (Flora); Carol Duarte (Italia); Alba Rohrwacher (Spartaco); Vincenzo Nemolato (Pirro); Luca Chikovani (Cico); Lou Roy-Lecollinet (Melodie); Yile Yara Vianello (Beniamina); Giuliano Mantovani (Gerry)

Fotografia: Hélène Louvart
Produzione: Tempesta - Rai Cinema - Ad Vita - Amka Films Production
Distribuzione: 01 Distribution
Origine: Italia-Francia-Svizzera, 2023
Durata: 130 Min.

Sinossi
Anni Ottanta. Arthur ha un talento raro: riesce a percepire, come un rabdomante, la presenza delle tombe etrusche che costellano il litorale tirrenico, virtù apprezzata dai suoi amici tombaroli in cerca di reperti da rivendere al mercato nero. Ma mentre loro inseguono un profitto di sopravvivenza che non li renderà mai ricchi (perché quello è il "talento" dei grandi trafficanti), "l'inglese" è alla disperata ricerca di un passaggio verso l'aldilà che potrebbe ricongiungerlo a Beniamina, la ragazza che ha amato e perduto. Italia, a dispetto del nome, è straniera come Arthur, ed è l'unica in grado di accendere nel giovane uomo un nuovo interesse per la vita. Va a stanarlo sulle pendici della città, dove vive in una baracca che solo lei trova bella, e solleva il suo sguardo da quella terra che lo attira come un magnete. Italia è anche l'unica ad intravvedere, fra gli incroci dei rami che paiono bacchette da rabdomante, il fantasma di certi uomini appesi a testa in giù, rivolti verso il mondo di sotto come Orfei irresistibilmente attratti da una loro Euridice.

La Regista

Alice Rohrwacher nasce a Fiesole (Firenze), in Toscana, da madre italiana e padre tedesco, nativo di Amburgo. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Castel Giorgio, in provincia di Terni, terra di origine della madre e luogo di lavoro del padre, apicoltore. Sua sorella maggiore è l'attrice Alba Rohrwacher. Nel 2005 ha partecipato, come co-regista, sceneggiatrice, montatrice, e direttrice della fotografia, alla realizzazione di Un piccolo spettacolo, documentario in bianco e nero di Pierpaolo Giarolo. Nel 2008 è aiuto regista e montatrice in Tradurre, documentario di Pierpaolo Giarolo. Il suo esordio come regista è avvenuto nel 2006 con la direzione de "La Fiumara", episodio del documentario collettivo Checosamanca, prodotto da Carlo Cresto-Dina. Il 2011 è l'anno del vero e proprio esordio cinematografico, con il film Corpo celeste, presentato nella Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2011, che le vale il conferimento del Nastro d'argento al miglior regista esordiente. Nel 2014 vince il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2014 con Le meraviglie. Nello stesso anno prende parte al film collettivo 9x10 novanta presentato al Festival di Venezia. Nel 2018 vince il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes per Lazzaro felice. Nel 2023 il suo Le pupille viene nominato ai Premi Oscar 2023 nella categoria miglior cortometraggio

Arcaico e postmoderno
È una battaglia tra vettori contrapposti - fedeltà e desiderio, bene comune e possesso, predestinazione e libero arbitrio - che strattonano qua e là gli esseri umani, incapaci di seguire semplicemente le traiettorie del volo degli uccelli secondo "le regole assegnate a questa parte di universo". Ed è un film completamente libero come sa esserlo il cinema di Alice Rohrwacher, che sceglie il tempo del racconto cominciando lentamente, per dare al suo protagonista lo spazio di una rincorsa fatale, e accelerando in "ascese velocissime" che rivelano una comicità da film muto. Anche il formato diviso in tre - 16mm, super 16 mm e 35mm - testimonia la libertà espressiva dell'autrice di scegliere ciò che le è utile a narrare, ponendosi come unico imperativo l'aderenza totale alla storia e ai personaggi. Nel suo immaginario si rintracciano Pasolini, il Fellini di Roma (gli affreschi che cambiano colore quando viene scoperchiato il loro nascondiglio) e di La dolce vita (la statua che sorvola il mondo) e la visionarietà "femminile" di Lucrecia Martel, ma non c'è nulla di rielaborato e tutto di restituito a quel territorio, e quel cinema, saccheggiato dai suoi stessi abitanti, più che dagli "stranieri". Fra gli interpreti spiccano Isabella Rossellini nei panni di Flora, l'anziana insegnante di canto, accompagnata da uno straordinario coro muliebre, che non si arrende alla perdita della figlia Beniamina, e Vincenzo Nemolato nel ruolo di un tombarolo guascone. Soprattutto si libra come un uccello Carol Duarte, l'attrice brasiliana già straordinaria ne La vita invisibile di Euridice Gusmao, che interpreta Italia, cantante "stonata" solo perché segue un suo spartito interiore. Questa compagnia di giro attraversa una storia picaresca e celestiale dove il celeste è il colore dominante (e celeste era il Corpo del film di esordio di Rohrwacher, dal quale ha ripescato Yle Vianello, che qui incarna Beniamina) ed è fatto di un cielo attraversato da quegli uccelli che trasformano noi spettatori in àuguri intenti a interpretare il loro volo. (Paola Casella mymovies.it, 26 maggio 2023)

Poesia e denuncia
Sia detto senza retorica, alla fine della visione di La chimera si prova un sentimento di gratitudine per Alice Rohrwacher e per il film con cui chiude la trilogia dedicata alla memoria, perché è un opera di denuncia, ma anche di pace. Un intenso e radicale viaggio interiore, ma con l immediatezza, la semplicità e la verità di un filmato di famiglia. E riesce, dopo tanti film diretti da uomini con al centro notevoli personaggi femminili, a regalarci uno dei più bei personaggi maschili degli ultimi anni. Soprattutto uno dei più originali e imprevedibili. E utopici, in qualche modo. Arthur (Josh O Connor) è un ragazzo che parla inglese e forse è britannico, o irlandese. Si resta volutamente nell incertezza. È comunemente chiamato lo straniero”. Parola usata in maniera diffusa per definire chiunque non sia del posto, ma utile anche a sottolineare la sua dimensione altra”, di estraneo anche se partecipe, in parte alieno. Scorbutico, dagli scatti d ira improvvisi, dolce e osservatore, a tratti filosofo, sorta di Orfeo alla ricerca di Euridice – L Orfeo di Monteverdi scandisce i capitoli del film – sembra mosso da un oscuro abitatore interno che lo porta alla ricerca di qualcosa, da un insopprimibile languore amoroso per un ricordo di una purezza vera e delicata, da una nostalgia pervasiva, insopprimibile: quasi un arcaica, antica e dolce tristezza, che è allo stesso tempo una consapevolezza sulla verità delle cose. […] Bellissimo questo film di poesia, sensoriale, avvolgente, che fa sentire gli odori della natura, il verde intenso come se fosse muschio sulla roccia, l umidità della terra, scorci di villaggio, baraccopoli arcaiche, bellissime stazioni ferroviarie abbandonate. E lo fa ibridando e poi unendo i formati, il 35 millimetri, il super 16 millimetri e il 16 millimetri: tutto è realtà, tutto è cinema, l estetica naturalistica così come il video amatoriale, o la fotografia che si fa pastello, pittura, affresco. (Francesco Boille, Internazionale, 23 novembre 2023) 

 Nostalgia o disincanto?
  Rohrwacher persegue la sua idea di cinema di derivazione documentaristica in cui il paesaggio esprime simbolicamente una cultura in evoluzione con i suoi mutamenti e contraddizioni.  Con un istinto antropologico ultracontemporaneo, la regista rappresenta il rapporto che lega i personaggi all ambiente nel quale essi si muovono e con il quale si scontrano. I very much like transitional characters and periods” (intervista in Sight & Sound n. 25, 2015). Ne Le meraviglie (Grand Prix a Cannes 2014) era il corpo estraneo” Wolfgang con la sua famiglia e le illusioni post-utopiche, qui Arthur e la gang di orgogliosi giovani predoni manipolati dai grandi trafficanti d arte. C’è memoria storica e sociale, difesa dell alterità dei suoi personaggi che vivono ai margini, i suoi ghosts of history” (intervista in Cinéaste n. 4, 2015).  Ma non c’è malinconica nostalgia per quei mondi a parte”, per una ruralità perduta, con le sue manifestazioni folcloriche, piuttosto il disincanto di chi esamina la rimozione del senso di identità e di appartenenza a una cultura. Quando ci mostra il formarsi di una piccola comunità di donne-madri e bambini non ci illudiamo che quell esperimento hippie sopravviva, perché sappiamo come sono andate le cose nei successivi trent anni.
(Camillo De Marco, cineuropa.org, 25 maggio 2023)

(Scheda a cura di Mathias Balbi)



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