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Scheda critica del film:

    

Capri - Revolution

Il Regista
Nasce a Napoli nel 1959. Inizia la sua carriera artistica nel teatro e allestisce il suo primo spettacolo, Faust o la quadratura del cerchio, nel 1976. Due anni più tardi, grazie ai fondi e agli spazi messi a disposizione dall'Università, nel dicembre 1977 fonda il gruppo Nobili di Rosa, con Andrea Renzi e poi Francesca La Rocca, Augusto Melisurgo e Federica della Ratta Rinaldi. Tra le sue rappresentazioni Rosso Texaco, Tango Glaciale, Otello nel 1982, Nel 1986 il gruppo "Falso Movimento" si fonde con il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller e il "Teatro Studio" di Caserta di Toni Servillo dando origine a Teatri Uniti. L'esordio alla regia cinematografica è del 1980 con un cortometraggio sponsorizzato dal Banco di Napoli, a cui segue Foresta Nera. Dopo 12 anni, nel 1992, si rivela al grande pubblico con il suo primo lungometraggio: Morte di un matematico napoletano, storia del matematico Renato Caccioppoli che gli vale il Gran premio della giuria alla Mostra di Venezia. Nel 1993 realizza il mediometraggio Rasoi, ispirato ad un suo spettacolo teatrale precedentemente allestito al Teatro Mercadante (1990). Tre anni dopo realizza il suo secondo film: L'amore molesto, in concorso al Festival di Cannes e vincitore del David di Donatello.Nel 1998 gira il lungometraggio Teatro di guerra.
Dal 1999-2001 ha ricoperto la carica di direttore artistico del Teatro Argentina di Roma. Dal 2003 è condirettore del Teatro Stabile di Napoli. Nel 2004 dirige un film tratto da un romanzo diGoffredo Parise L'odore del sangue, con Michele Placido e Fanny Ardant. Dal 2007 al 2017 è stato direttore artistico del Teatro Stabile di Torino.
Nell'autunno 2010 è uscito nelle sale italiane Noi credevamo ispirato all'omonimo romanzo di Anna Banti che ha vinto nel 2011 il premio Alabarda d'oro per il miglior film e la miglior sceneggiatura. Nello stesso anno 2011 il regista ha ricevuto il premio per la carriera al Festival de Cine Italiano de Madrid. Nel 2012 a Recanati, annuncia un'opera cinematografica dedicata alla vita di Giacomo Leopardi: il film Il giovane favoloso viene presentato al Festival di Veneziail 1º settembre 2014 e riscuote un notevole successo di pubblico e critica.

Passato e presente
Mario Martone completa l'ideale trilogia che si è venuta componendo dopo Noi credevamo e Il giovane favoloso con un film che si muove tra la luce diurna del sole e i fuochi delle danze della notte trovando al proprio centro l'efficacissima interpretazione di Marianna Fontana. E’ sua quella che si potrebbe definire l'anima divisa in tre attorno alla quale si colloca tutta la vicenda. Il passato, con tutto ciò che ha di positivo rappresentato dalla spesso silente figura materna, si concentra nella casa in cui al padre malato si sostituiscono i fratelli portatori della difesa di una tradizione che si fa abito sempre più pesante da indossare per la giovane donna. In quegli uomini e donne che scorge per la prima volta nudi su una scogliera vede aprirsi un mondo di opportunità diverse rispetto all'orizzonte chiuso di un mare forse prima di allora mai guardato con occhi nuovi. Martone fa esplicito riferimento alla comune che il pittore Karl Diefenbach costituì a Capri agli inizi del Novecento avendo come omologa quella del Monte Verità a Locarno (dove tutt'oggi viene tenuta viva una forte memoria di quell'esperienza). Il vivere insieme immersi nella Natura, da vegetariani ante-litteram impegnati in una ricerca in cui il corpo stesso si faceva forma d'arte vivente non impedisce al regista di mettere in luce il nascere di forti contraddizioni all' interno della comunità. Su questa descrizione crea una qualche perplessità la scelta di uomini e donne tutti fisicamente piacenti quasi che se ci fosse stato un Toulouse Lautrec ancora vivente e desideroso di farne parte non sarebbe stato accolto. Questo però non inficia il confronto che Martone ci propone, narrando il passato ma con un'attenzione rivolta al presente, tra due modalità di guardare al mondo e alla sua Storia. La disputa dialettica tra il medico e il leader della comune espone, con immediatezza unita a rigore, le due posizioni e, ancora una volta, si tiene a distanza da posizioni manichee. Il dottore è al contempo un difensore del progresso legato alle scoperte scientifiche ma anche vittima di quell'idealismo interventista che sfocerà di lì a poco nel fascismo (che ha già deposto le sue uova in versione nazi anche nella comunità di Diefenbach). (Giancarlo Zappoli, mymovies.it)

Domande, dubbi, lingue comuni
La sceneggiatura di Mario Martone e Ippolita Di Majo brilla. Capri-Revolution è una di quelle rare opere capaci di coniugare un discorso complesso, profondo e filosofico a una grande semplicità espressiva. I dialoghi, seppur estremamente colti, sono diretti, vanno dritti al punto. L'incontro-scontro fra il dottore (Antonio Folletto) e Seybu è un capolavoro di scrittura. È il conflitto universale tra pragmatismo e arte, tra scienza e filosofia. Alla fine nessuno dei due prevale: entrambi i personaggi, pur rimanendo della loro opinione, escono arricchiti dallo scontro. Ed è proprio questo il senso profondo del film: mai smettere di porsi delle domande, di mettere in discussione le proprie certezze. Finché c'è movimento, c'è vita. E come Seybu dice al dottore: “Avere tutte queste certezze, ti rilassa o ti stanca?” Il film mette anche in guardia dai pericoli di questa ricerca: ovviamente non tutto quello che viene dalla comune è oro colato, e anche la ricerca della libertà nasconde insidie e pericoli. Lo stesso Seybu non è un santone onnisciente, ma commette errori, ha dubbi ed incertezze. La fotografia esaltata Capri in tutta la sua bellezza selvaggia. I corpi nudi durante le “danze” e le arti performative, seppur esposti integralmente, non risultano mai volgari. Le coreografie di Raffaella Giordano sono ricercate, così come le musiche di Sascha Ring e Philipp Thimm. Si nota chiaramente che è stato fatto un lungo e profondo lavoro di preparazione e ricerca dietro alla loro realizzazione. […] La pellicola è quasi completamente sottotitolata, essendo recitata parte in dialetto napoletano, parte in inglese e parte in francese. Il passaggio fra le varie lingue e dialetti non risulta mai forzato, e la scelta è perfettamente giustificata dalla comunità poliedrica rappresentata. Certo, il film richiede una certa cultura di base per poter essere apprezzato nelle sue sfumature, e potrebbe risultare respingente per lo spettatore occasionale alla ricerca di un facile intrattenimento, ma ripaga appieno, e con gli interessi, chiunque voglia dedicargli due ore di attenzione. Assolutamente consigliato agli assetati di conoscenza e libertà.
(Nicola De Santis, ecodelcinema.com)

La Rivoluzione siamo noi
“La rivoluzione siamo noi, dice a un certo punto Seybu, l’affascinante ispiratore della comune di artisti e giovani che vivono tra le montagne di Capri all’alba della prima guerra mondiale. Ma La Rivoluzione siamo noi è, soprattutto, la straordinaria affermazione/opera di Joseph Beuys, una fotografia a grandezza naturale in cui l’artista si incammina verso di noi e ci chiama alla marcia. Per essere, con lui, artisti e rivoluzionari. Oltre il terzo, il quarto, il quinto Stato. […]. A cominciare dallo stesso titolo, che si rifà a un’altra sua opera-performance, Capri-Batterie, un arcano e splendido circuito in cui una lampadina si illumina grazie all’energia di un limone. […]. Sì, la forza travolgente del nuovo film di Martone è in questa sua capacità di cambiar forma in modo incessante, che è segno della sua intima umiltà, nonostante la necessaria ambizione dello sforzo creativo. È nella sua volontà di farsi cinghia di trasmissione tra il passato e il presente, tra le idee in battaglia e le classi sociali, il locale e il globale, il biologico e l’industriale, il selvatico e l’evoluto, la radice mediterranea e l’invasione nordica. Martone, come Beuys, tramuta il testo in un processo evolutivo, smantella la struttura pesante del film, di ogni film, per farla aderire alla conformazione della nostra stessa terra, che racconta come pochi, dagli strati superficiali a quelli più profondi. (Aldo Spiniello, sentieriselvaggi.it)

scheda tecnica a cura di Mathias Balbi

 



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