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Scheda tecnica del film:

  

CAFARNAO – CAOS E MIRACOLI

(Capharnaüm)

 

Regia: Nadine Labaki

Cast: Zain al-Rafeaa (Zain El Hajj), Kawthar Al Haddad (Souad), Fadi Kamel Youssef (Selim), Cedra Izam (Sahar), Yordanos Shiferaw (Rahil), Boluwatife Treasure Bankole (Yonas), Alaa Chouchnieh (Aspro), Nour el Husseini (Assadd), Samira Chalhoub (Daad), Joseph Jimbazian (Harout, l'uomo scarafaggio), Farah Hasno (Maysoun), Elias Khoury  (giudice), Nadine Labaki (Nadine, avvocato)

Sceneggiatura: Nadine Labaki, Jihad Hojeily, Michelle Kesrouni, Georges Khabbaz
Scenografie: Hussein Baydoun
Fotografia: Christopher Aoun
Costumi: Zeina Saab Demelero
Musiche: Khaled Mouzanar
Montaggio: Konstantin Bock
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Libano, Francia, Usa, 2018
Durata: 123’

Il Film

Cafarnao è la storia di un ragazzino libanese (Zain El Haij) figlio della miseria, dell’ignoranza incosciente e cinica dei genitori e del caos di un Paese (il Libano) nel quale lunghi periodi di guerre più o meno civili (anche in quelle contro il nemico Israele vi è sempre una fazione libanese contro le altre) si alternano a precari momenti di pace. Le vicende di Zain si sviluppano in un lungo flashback innestato in un momento processuale che fa da contrappunto al racconto della tormentata vita del ragazzino. Zain non conosce nemmeno con precisione la sua età, del resto ignorata anche dai genitori che non avendone registrata la nascita l’hanno reso uno dei tanti fantasmi privi, non avendo documenti personali, di ogni diritto e tutela. Uomini e donne che popolano le strade di Beirut e dei tanti Paesi in cui miseria e ignoranza opprimono le masse diseredate generalmente ignorate da classi dirigenti spesso inadeguate e corrotte. Zain vive di lavoretti saltuari e di espedienti aiutato dall’amata sorella Sahar a sua volta terrorizzata dall’idea (anzi dalla quasi certezza) di essere ‘ceduta’ come sposa dai genitori non appena raggiunta la pubertà. Fuggito da casa per reazione al comportamento dei genitori, sopravvive nella caotica e gigantesca capitale libanese grazie all’incontro con una giovane immigrata etiope che lo ospita nella sua povera baracca in cambio di essere - quando lei è al lavoro - il babysitter del figlio. La regista evidenzia un altro dramma legato alla miseria di tanti disperati costretti a cercare la vita in Paesi diversi dal proprio: questi spesso, anzi quasi sempre, privi di documenti personali necessari per poter lavorare o emigrare divengono prede dei ricatti di figuri che possono fornirne falsi. Zain - arrestato per aver accoltellato uno squallido personaggio per vendicare la sorella - cita in processo i genitori per averlo fatto nascere pur sapendo di non poter garantire a lui e alle sorelle una vita minimamente decente e di ritenere il proprio compito terminato con la procreazione

scheda critica a cura di Salvatore Longo



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